Visualizzazione post con etichetta pictures. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pictures. Mostra tutti i post

martedì 20 settembre 2011

rediscovered love story

il suo posteriore si muoveva sotto di me. ondeggiava sinuosamente e con movimenti regolari. a destra. a sinistra. avanti e indietro. avanti. indietro. completamente "lubrificata".
curve fantastiche, linea sottile. una di quelle che dopo un'ora ti lasciano lì, stremato. senza fiato e con i muscoli indolenziti, contratti. come di legno.

ma felice, inebriato da quella sensazione a tutto tondo che è capace di sopraffarti.






IO ha scritto un pezzo su una storia finita. io (minuscolo, ndr.) su un amore sbocciato di nuovo.



























e con lei mi sento davvero un campione
















nota bene: a differenza di IO, io non metterò un'immagine sua a figura intera. causa gelosia.

domenica 18 settembre 2011

first view of the same story



sono seduto sulla tazza e mi guardo i lacci delle scarpe. rapido calcolo su quelle che sono le mie finanze. o meglio, rapido calcolo di ciò che RIMANE delle mie finanze; 2,37 euro in "contanti" e una decina di euro a credito. mi sento un pò un ricco banchiere ebreo all'epoca della repubblica della Serenissima, e chiaramente l'espressione non ha alcun tocco antisemita. l'espressione Serenissima.

mi alzo che sono le otto cullato da canti serbo-croati e dolci rumori di martellate. già, gli operai. scendo.
preparo il caffè di rito, il primo dei quindici che mi aiutano a giungere a fine giornata, e che mi aiuteranno a giungere a una morte precoce per arresto cardiaco.
il caffè che mi farà risparmiare 90 cent se bevuto a casa.

ringrazio Jah per aver fatto si che la Musa abbia lasciato un'intera scatola di biscotti artigianali. alla marmellata d'albicocca. non li ha lasciati per me, non perché avrei potuto aver fame appena sveglio, piuttosto perché "troppo brutti" a suo giudizio. ne sgranocchio un paio e definisco i dettagli dell'INCONTRO. si, l'incontro con IO, che ho scoperto essere nella stessa città ove mi trovo io e che non è la nostra.
come dice un detto curdo, "non vieni da nessuna parte fino a che non ti sposi".

è tutto il giorno che rifletto su quale sia il senso di vieni.
tuttavia qualsivoglia interpretazione si attribuisca al verbo "venire" la correttezza del proverbio rimane comunque inoppugnabile. questi curdi ne sanno una più del diavolo.

con queste riflessioni nella mente mi avvio al parchetto, noto luogo di ritrovo per tutte le culture dalmate fiumane e istriane che popolano queste zone. gli italiani mi uccidono, non sanno nemmeno a chi siano intitolate le piazze, cosicché sia indispensabile specificare sotto la targhetta il ruolo rivestito da colui che ha lasciato in eredità il suo nome.

lo incontro, mentre sono immerso in uno stato di estasi completa provocata dalla lettura del libro. o meglio, lui incontra me, io non me ne sono accorto.
caffè al bar ( i 90 cent prima risparmiati vengono così maledettamente scialacquati ) e poi lo convinco a seguirmi nell'impresa. si, riuscire a trovare un lavoro in questo paese è un impresa. e a me serve!
chiacchierando di suore e della possibilità per me di fare lo gigolò (cosa non condivisa da IO quando gli salta in mente che potrebbero esserci non solo LE clienti ma anche I clienti) finiamo per girare in tondo almeno per un'ora, con un solo curriculum depositato. gli concedo il congedo. magari la sua donna lo sgrida, oggi portava i pantaloni.
non prima di una sigaretta, che io fumo e lui desidera. ma non me lo dice.

ripenso alla f*********i, dove non hanno voluto il mio curriculum ma se vedessero come scrivo bene non finirei dietro il bancone, finirei in vetrina.

così per ora devo accontentarmi della mia auto-pubblicità. e di amici in kilt in centro città.

giovedì 15 settembre 2011

funny story of a miracle



Come intontito dopo giorni di silenzio.
Come assopito nella mia nicchia ecologica riprendo a buttare giù qualche riga, sempre più convinto che la vita possa  riservare qualche piacevole sorpresa.
Sarà il tramonto di cui ho goduto ieri sera, saranno forse gli abbracci che mi hanno avvolto questa notte?
o sarà il miracolo di aver perso il telefonino in una città che mi è in gran parte sconosciuta e di averlo recuperato in un bar "da fighetti" a meno di ventiquattro ore di distanza?
Tutto è cominciato ieri.

Scendo dal treno incredibilmente contento; la temperatura è gradevole e nonostante siano le sei del pomeriggio farò un bagno al mare nel giro di un'ora al massimo. Accendo l'mp3 per farmi cullare durante la passeggiata da musica ucraina e scopro che ha tre tacche di batteria su tre! ringrazio mentalmente una qualche entità superiore che permette che cose così gradevoli ci capitino ma non faccio in tempo a finire con i ringraziamenti che scopro nel supermarket della stazione 3x0,33l di Moretti all'incredibile prezzo di 1,40 euro. se IO ha ragione e il karma esiste il minimo che mi possa capitare è venire investito da un auto di suore guidata da un mendicante cieco. non assicurata.
Non è così e quindi, pimpante, mi avvio lungo la pista pedonale.

Qualche passo, guardandomi attorno, sempre più fiero di essere un instancabile podista, cosa che mi permette di risparmiare un CAPITALE di biglietti per i mezzi pubblici e mi rendo conto che la batteria del telefono sta per esaurirsi. Ritengo così opportuno avvisare la donzella alias phantom S che mi trova sul lungomare quando finirà con i suoi impegni.

il resto è normale amministrazione, cambio d'abito, tuffo in mare, fase di asciugatura, birra, sigaretta, qualche pagina del caro Dostoevskij, altro bagno, altra birra e altra sigaretta. Raggruppo le mie cose, carico lo zaino e decido di scrivere alla musa con i 23 secondi di autonomia residua che il telefono mi concederà.

Un attimo.

il telefono?

frugo nello zaino. non c'è. frugo nelle tasche. nemmeno. frugo nel cervello ricostruendo il mio percorso. lasciamo stare.
IL KARMA. pace, ho una scheda telefonica, farò una chiamata a lady B, il suo numero ce l'ho! gli attimi che intercorrono tra l'inserimento della scheda telefonica nell'apposito vano e il momento in cui viene visualizzato il credito sul display vi assicuro che sono eterni. la scheda è scaduta. vabbè, metto una moneta da 50 cent, l'ultima moneta che mi è rimasta. compongo il numero e dopo qualche squillo dall'altro capo una voce:

pronto? pronto? pronto??

CAZZO, l'unico apparecchio non funzionante ho trovato?!?
intanto gli scatti salgono, così che i cent rimasti sono 30. sconforto e qualche imprecazione. tuttavia ricordo che in quelle cabine sono concepiti pure gli sms! ed ecco fatto. serata confortante, il telefono l'ho riavuto in mattinata. cosa ci può essere di meglio?!?

l'operaio del cantiere accanto con mezzo metro di dito nel naso o un'aula studio che sa di sudore ai primi di settembre



(preciso che la foto ideale era quella dell'operaio ma mi ha scoperto mentre tentavo di scattarla)

lunedì 5 settembre 2011

To Be A Lord











trieste. sveglia incredibilmente mattutina, colazione con i muffin cucinati secondo la ricetta "l'abito non fa il monaco" (del giorno prima) e attesa di due ore abbondanti davanti un edificio grigio e spazioso. 
no, non è l'abito del monaco ad essere del giorno prima. 
aspetto che l'esaminanda varchi la soglia e poi mi giro: ho davanti a me ho tre ore, una città e quattro euro in tasca, non miei.
monaco finto peraltro.
comincerò dal caffè, e perchè no, farò il gran signore. mi avvio placido e tranquillo verso C****a, una zona tranquilla e affascinante (e l'unica che sapevo raggiungere a colpo sicuro) vicino alle rive. con le mani in tasca, osservo le persone che passano, poi sposto lo sguardo alle architetture dei palazzi che mi circondano, ritorno alle persone. svolto l'angolo ed entro in un'edicola. per fare il gran signore. cosa acquistare? quale testata giornalistica sfoggiare durante la mia mattinata? una volta, Boris Lametta disse che "pesante è affidabile. se non spara, tu puoi sempre usare per colpire". mi faccio affascinare da questa perla di saggezza russa dal sapore kgb e mi decido per il corriere.
"buongiorno. mi fa quattro etti di Corriere della sera, grazie."
"ho fatto anche l'inserto economia, lascio?"
"lasci pure, ho parenti a pranzo, non va mai male."
"sono 1,20€" dice mentre mi protende le mie 86 pagine. però, gran rapporto quantità/prezzo.
faccio sette passi oltre l'edicola e mi ritrovo seduto ad un tavolino di un bar. non mi affascina più di tanto, ma è asciutto e riparato. così adagiato, apro il giornale con gesti teatrali da attore consumato quale non sono, facendo bene attenzione ad attirare l'attenzione di tutti col tipico suono che fa la carta stampata appena aperta. meraviglioso. proprio in quella si presenta la cameriera e ordino un decaffeinato macchiato. preciso, particolare, elegante. da signore.
mi butto a capofitto nella lettura: inizio da Alberoni, con faccia critica, e faccio in tempo a leggere anche Giannelli, prima che arrivi il caffè. bello, raffinato, illy. 
spiego bene il giornale sulle gambe e mi appresto a leggere un articolo sul ritorno in patria da eroe di DSK (che credevo fosse il nuovo modello della mercedes), mentre contemporaneamente zucchero il caffè. 
guardo il giornale, poi il caffè. poi il giornale. poi il tavolino troppo lontano per sorseggiare il caffè e leggere il giornale allo stesso tempo. "vabbè, lo terrò in mano mentre leggo questo interessantissimo articolo". sto per prendere in mano la tazzina quando mi sovviene che in quel momento ero un gran signore, e quindi come esimermi dal prendere il piattino tra l'indice e il pollice e mescolare con aristocratica precisione la bevanda scura. 
dopo qualche secondo lo zucchero sembra essersi ragionevolmente sciolto e mi appresto a portare il cucchiaino alla bocca, per saggiarne il gusto. le mie labbra non fanno in tempo a scottarsi che sulla mia unica e bianca maglietta si materializza una macchia di caffè delle dimensioni della Groenlandia. 
bianca. nessun altro ricambio.
due ore e quarantanove minuti in centro a T*****e, con il faro di alessandria formato miscela arabica sulla maglietta, a monito della presenza di un idiota.
giusto.
karma rulez.























sabato 3 settembre 2011

ilsaggioworld

"alla Musa"


rientro, mio malgrado, rasserenato però dalla sua promessa; stasera la rivedrò. nemmeno le poltrone della prima classe sono poi così comode. non era comoda la dimora che mi ha ospitato stanotte. non lo era stato nemmeno il viaggio di ieri, per raggiungerla. e nemmeno l'angusto spazio sottostante il lavandino lo era, mentre, distesi schiena a terra, finivamo di fissare la rubinetteria del bagno.

poi giunge, tutta in bianco, come si addice alla più ligia delle infermiere (e dei gelatai). per ora infermiera, poi un domani chissà, magari medico magari astronauta.
tuttavia non c'è tempo per i convenevoli, se non vogliamo dormire abbracciati al pavimento (mancando un ponte e una buona dose di topi non lo posso fare, ndr.) dobbiamo finire di montare il letto. Detto e fatto, a mezzanotte abbiamo finito. reti e materasso compresi.
molte viti sono avanzate, alcune mancavano.
Ikea rulez.

decidiamo quindi che si deve uscire a bere qualcosa, dopo la doccia. GELIDA! manca l'acqua calda, così ci liberiamo dalla fatica di una intera, intensa, giornata; tempo di asciugarmi, celere, se non voglio finire in pronto soccorso, e con un bacio LEI mi dice che prima devo aprire i regali. Detto fatto. tanto che è riuscita a lasciarmi senza parole.
E mi chiedo perchè tutti li sanno fare i regali, li sanno scegliere e sanno azzeccarci. Ma io no.

Non usciamo, il letto lego che abbiamo appena composto è meglio di qualsiasi drink. come la compagnia è di gran lunga migliore di qualsiasi buontempone che si possa trovare in giro.
T. R. compreso, e non se ne abbia a male.

Ringrazio.

Parabola ascendente di una giornata iniziata bene e finita meglio-tendente-a-infinito, con speciale dedica alla “Musa”, che in un modo o nell'altro riesce sempre a darmi nuove idee e a farmi bene.